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Fin dalla notte dei tempi l’uomo volgeva lo sguardo verso il cielo in cerca di qualcosa di più alto e più grande di lui, che fosse una natura cosmica, un signore dell’universo o i segni del suo destino. Già in epoche remote l’uomo rappresentava graficamente le fasi lunari. Il Medio Oriente ospita la storia scritta più antica sul Sole e sulla Luna espressa con caratteri cuneiformi in Mesopotamia e geroglifici in Egitto. I megaliti di Stonehenge erano centri di sapienza, luoghi di adorazione, dove si studiavano i percorsi del Sole, della Luna e dello zodiaco. La forma delle piramidi rappresenta i raggi del Sole che scendevano inclinati per preparare l’ascesa del re defunto, costituendo ponti tra la Terra e il Cosmo. L’astronomia Maya era una scienza avanzata e sacra, basata su osservazioni millenarie. Senza strumenti ottici, misuravano il tempo con estrema precisione. Il cielo forniva la “grammatica” per leggere il cosmo. Aristotele viveva l’universo geocentrico, finito ed eterno. Copernico pone il Sole al centro dell’universo, rivoluzionando l’astronomia. Grazie all’invenzione del telescopio, Galileo ha smentito la fisica aristotelica, provando che la Terra è simile alla Luna e non un corpo immobile e imperfetto. La Luna, il cielo e le stelle non potevano sfuggire all’insaziabile curiosità di Leonardo da Vinci che comprende che la Luna non brilla di luce propria, ma è illuminata dal Sole. Al tempo di Shakespeare, un contadino aveva a che fare con l’astronomia molto più di noi. Se voleva conoscere l’ora doveva guardare la meridiana e osservare l’angolazione del Sole. Inoltre, astronomia, scienza e astrologia erano profondamente connesse. Nel cielo era scritto il futuro e a lui si chiedeva quando combattere, sposarsi, mietere il raccolto e fare un bambino. L’astronomia oggi vive una fase di straordinaria rinascita nel rapporto con l’essere umano, segnando il ritorno all’esplorazione umana diretta dello spazio profondo e una espansione senza precedenti della nostra conoscenza del Cosmo. L’interesse non è solo scientifico, ma anche filosofico e tecnologico, ridefinendo il ruolo dell’umanità nel contesto universale. L’astronomia nel 2026 non è più una disciplina di sola osservazione, ma un’attività partecipativa e pionieristica, dove l’uomo si muove fisicamente verso nuove frontiere, spinto dalla necessità di conoscere e dal desiderio di espansione.

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